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  • Dalla “città di villaggi” alla “città di città”. Memoria, identità e futuro di un territorio urbano ricomposto
    In questo percorso sono contenute le interviste realizzate da Anna Di Gianantonio e Tommaso Montanari per il progetto della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Trieste. La città di Gorizia, lungo il Novecento e in particolare dal secondo dopoguerra, è cresciuta per parti, sviluppando una sua caratteristica peculiare, ben riconosciuta dal vigente Piano regolatore urbanistico: quella di essere una “città di villaggi”. Una sommatoria, quindi, di luoghi (e di persone) spesso connotati da spazi, storie, esperienze diverse, che nel loro complesso creano la specificità e la peculiarità di Gorizia, il suo essere – per alcuni versi in modo esplicito, per altri potenzialmente – una città aperta e plurale.
    Per affrontare quella che è oggi la sfida della costruzione di un dialogo fertile e di strumenti e azioni di trasformazione condivisi con le città che a Gorizia si relazionano (Nova Gorica e Sempeter Vrtojba alla scala urbana, ma anche i rapporti a scala metropolitana all’interno del territorio provinciale e verso la pianura friulana) è certamente necessario fare tesoro di quelle che sono le esperienze di costruzione di un insieme urbano organico già presenti a Gorizia, facendo della memoria e dell’identità della città uno strumento di progetto per il futuro.
    Solo conoscendo come si è costruita e che cosa è oggi la “città di villaggi” si potrà costruire nel modo migliore la “città di città” del futuro.
    Il progetto si propone quindi di portare alla luce questa memoria, che spesso non si è depositata in documenti ed archivi ufficiali, ma è oggi ricostruibile attraverso percorsi di sensibilizzazione e attivazione delle comunità locali. L’approccio scelto a questo tema potenzialmente molto ampio è quello della individuazione delle storie delle diverse parti di città “periferiche” rispetto al centro storico cittadino, connotate dalla presenza spesso di comunità locali vivaci e fortemente interessate alla propria identità. Luoghi come Straccis, San Rocco, Lucinico, Campagnuzza e Sant’Anna verranno letti dalla ricerca non come periferie di un centro, ma a loro volta come centralità urbane, in questa immagine di città multipolare. Luoghi caratterizzati da vicende originali e connotanti, che daranno ad ognuna di queste “città nella città” un ruolo nella costruzione dell’immagine e della storia plurale di Gorizia: per Straccis sarà centrale il tema del rapporto città-lavoro, per Lucinico il suo ruolo di porta della città verso il Friuli, per Campagnuzza e Sant’Anna il loro essere grandi parti urbane cresciute per iniziativa pubblica, accogliendo abitanti giunti da altri luoghi, ecc.
    Il progetto si svolge per fasi: individuazione dei soggetti da interpellare/coinvolgere (istituzionali e privati), consultazione e interpretazione di documenti di vario genere, raccolta di testimonianze orali e interviste, costruzione di una mappatura e di una banca dati ordinata delle testimonianze, restituzione e divulgazione dei risultati in pubblicazioni a stampa, documentari video, supporti multimediali, ecc.

  • Giornata di studi - Strade della memoria. Storie di confine tra sguardi incrociati e interventi sul territorio

  • Gorizia operaia
    Il percorso raggruppa le interviste riguardanti la storia della classe operaia di Gorizia e Monfalcone relativamente al periodo 1930-1950.

    Il percorso è in fase di costruzione.

  • Memorie di confine e identità plurime: il goriziano 1930-1955
    In questo percorso sono contenute le interviste realizzate da Alessandro Cattunar (Istituto Italiano di Scienze Umane) e Kaja Sirok (Museo Nazionale di Storia Contemporanea - Slovenia) all'interno di due progetti di ricerca riguardanti il territorio isontino tra il Fascismo e la nascita del confine.
    I progetti intendevano, da un lato, analizzare i rapporti tra le politiche ufficiali attuate dai diversi regimi – in particolare per quanto riguarda la creazione e la trasmissione di una memoria pubblica – e i processi di rielaborazione delle memorie individuali e collettive, con particolare attenzione alle dinamiche di rielaborazione e di oblio e le modalità di narrazione del ricordo. Dall’altro lato, si proponevano di approfondire lo studio dei complessi legami che si instaurano tra meccanismi della memoria ed evoluzione delle identità.
    Da un punto di vista cronologico l'attenzione si è focalizzata sul periodo che va dal 1943 al 1955, della caduta del fascismo e la seguente formazione dell’ Adriatisches Kustenland fino alla firma degli accordi di Udine nel 1955. Nucleo centrale di tutta la ricerca sono stati, però, gli anni 1943-47, un periodo decisivo sia nella definizione identitaria della popolazione sia nella costruzione delle memorie pubbliche e individuali. È il periodo in cui, nella Venezia Giulia, si susseguirono due anni di occupazione tedesca, quaranta giorni di amministrazione jugoslava, due anni di Governo militare alleato, sino ad arrivare alla creazione del confine nel 1947.
    All’interno dell’arco cronologico considerato si è ritenuto di dover porre l'attenzione sui cambiamenti nelle politiche della memoria e nei ricordi dei singoli individui in seguito alle repentine variazioni di regime politico e collocazione nazionale. Tali cambi di assetto politico e amministrativo, infatti, hanno portato a: continui mutamenti dei rapporti di forza fra i gruppi etnico-linguistici presenti sul territorio, diverse politiche verso le minoranze, complessi rapporti di convivenza e integrazione e plurimi meccanismi di formazione e “costruzione-invenzione” delle identità nazionali.
    Il principale intento, quindi, è stato quello di studiare le modalità di configurazione del ricordo sia da un punto di vista dei contenuti e del loro rapporto con gli eventi storici, sia da un punto di vista narrativo e discorsivo. Si è cercato di comprendere i motivi della loro formazione e sedimentazione. Si è sviluppata, inoltre, un’approfondita analisi dei meccanismi che hanno portato (soprattutto dopo il secondo conflitto mondiale) all’affermazione di memorie differenti e contrastanti a seconda del contesto nazionale o linguistico di riferimento. 

  • Riprendere la memoria
    Questo percorso è il frutto di un laboratorio svoltosi nel 2011 destinato agli studenti degli ultimi anni del Polo liceale di Gorizia. Lo scopo di tale iniziativa era quello di fornire ai partecipanti gli strumenti teorici e metodologici per affrontare una ricerca in ambito storico, in particolare sui temi della storia e della memoria nell’area del goriziano. All’interno di tale percorso gli studenti hanno raccolto alcune videointerviste ad abitanti di Gorizia, concentrando l’attenzione sul periodo che va dal consolidamento del fascismo alla nascita del confine.


  • Topografie della memoria - Museo diffuso dell'area di confine

  • Topografie della memoria - Museo diffuso dell'area di confine

  • Topografie della Memoria - Museo diffuso dell'area di confine

  • Trieste dal fascismo agli anni Cinquanta
    I materiali raccolti intendono mettere in luce la molteplicità di memorie e di punti di vista che la popolazione esprime su un periodo storico estremamente complesso, caratterizzato dall’alternanza di regimi e amministrazione di segno politico, ideologico e nazionale differente.
    Il fascismo, con le sue politiche di snazionalizzazione e fascistizzazione, la guerra, l’invasione nazista, la “doppia liberazione” e le persecuzioni jugoslave, l’esodo si configurano come elementi traumatici per le differenti comunità linguistiche, nazionali e politiche presenti nell’area. Oltre a questi aspetti tragici, le interviste intendono focalizzarsi sul modo di percepire e vivere la quotidianità da parte di persone con esperienze di vita molto differenti ma anche sulle loro emozioni, i saperi, le speranze e le aspettative che le muovevano all’azione.

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