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Intervista a Drago Slavec


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Trieste dal fascismo agli anni Cinquanta
Rilevatore
Alessandro Cattunar, Silvia Giacon, Irene Lizzola

Tipo di registrazione-ripresa
Video

Soggetti
battaglioni speciali; fascismo; resistenza italiana; resistenza slovena; Trieste

DATI ATTORE
Nome informatore
LOCALIZZAZIONE
Stato
Italia
Regione
Friuli Venezia Giulia
Provincia
TS
Comune
Dolina
DATI DOCUMENTO
Abstract
Drago Slavec, italianizzato dal fascismo in Carlo Salvi, è originario di Dolina (frazione di Trieste). Il padre, Karlo Slavec era contadino mentre la madre Marija Kocjan si occupava delle faccende di casa. Di cultura e origine slovena, Drago è stato segnato fortemente dall’esperienza della lotta partigiana, prima a fianco di Tito e poi, in seguito ad un periodo di prigionia e di lavoro forzato in Germania, dalla parte del Cln. I ricordi di Drago si concentrano prevalentemente sulla sua vita di combattente. Di primaria importanza la ferita di guerra del 10 maggio 1944, inferta in territorio bosniaco, così come il ricordo della fuga in Svizzera architettata insieme ad un compagno per sfuggire al campo di lavoro tedesco. La Svizzera è una terra accogliente, che guarda di buon occhio i partigiani jugoslavi e che fa maturare a Drago la consapevolezza di voler continuare a combattere. “Io devo fare il mio dovere fino alla fine della guerra”, si dice. E così la lotta continua, questa volta a fianco del Cln e dei partigiani italiani della divisione alpina del comando Baruffini, con un nuovo nome di battaglia: “Tito”. Le azioni intraprese sotto questa nuova veste sono diverse, dall’imboscata tesa ad una pattuglia tedesca, ai gesti simbolici di protesta contro le umiliazioni inferte dai nazifascisti. Emerge chiaramente il ricordo dell’assalto finale al battaglione francese riunito a Tirano, azione che porterà alla resa definitiva dei francesi. Le ultime parole sul periodo della guerra, Drago le riserva alla permanenza in Puglia, successiva alla deportazione tedesca in Abruzzo (interrotta dall’armistizio dell’8 settembre 1943) e antecedente la partenza per la Bosnia. Il dopoguerra da ex partigiano “bipartisan”, per Drago significa fare i conti con l’amara realtà di una Trieste che diffida dei “barbari slavi uccisori”, città libera ma costretta a sottostare al controllo angloamericano. Il ritorno a casa, insieme a quello di altri quattro membri della sua famiglia, è mosso da un amore profondo per il paese natio, anche se la speranza intima di Drago era che si realizzasse l’annessione di Trieste alla Jugoslavia.


Indice
  1. La ferita da guerra in Bosnia, 10 maggio 1944
  2. Prigioniero dei tedeschi a Sarajevo e poi in Germania nei campi di lavoro
  3. La fuga in Svizzera
  4. Arruolamento nella Brigata Baruffini
  5. L’imboscata contro il convoglio tedesco e le azioni contro i nazifascisti
  6. L’attacco finale a Tirano contro il battaglione francese e la resa
  7. La famiglia e la lingua slovena
  8. Il nome naturalizzato in “Carlo Salvi”
  9. La scuola e la lingua italiana
  10. La multa del carabiniere
  11. Permanenza nel campo partigiano di Taranto: l’incontro con i cetnici, le differenze di credo
  12. Permanenza ad Altamura a fine novembre 1943: niente armi ma libertà di amministrazione concessa ai partigiani
  13. La permanenza a Bari e la partenza per la Bosnia
  14. Il dopoguerra: la delusione, la richiesta di congedo, il ritorno a casa
  15. Le foibe

Dati tecnici intervista
Durata: 160'; Colore: colore; Lingua: italiana; Formato video: DV; Quantità: 3 nastri mini-DV (60 min); Stato di conservazione audio e video: ottimo


Collocazione intervista
Fondo Trieste dal fascismo agli anni Cinquanta

Dati intervista
Responsabile della ricerca: Alessandro Cattunar, Supervisore/curatore: Alessandro Cattunar; Operatore: Alessandro Cattunar; Proprietà intervista: Associazione Culturale Quarantesettezeroquattro; Diritti d'autore: Associazione Culturale Quarantesettezeroquattro

Osservazioni
Videointervista a Drago Slavic effettuata il giorno 24.04.2013 presso la sua abitazione a Dolina n. 88. Oltre all’intervistato erano presenti Alessandro Cattunar, Silvia Giacon, Irene Lizzola.

youtube:sDuhgeENhbI
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